Oggi sciopero dei consumatori e degli acquisti

contro l'aumento di gas, luce, Rc auto, canone Telecom e i rincari da euro

05 luglio 2002
Tra gennaio e maggio le patate sono aumentate quasi del 23%. In salita anche ortaggi e legumi freschi, rincarati del 15% in cinque mesi. Poi c'è la frutta, più cara del 5%, per non parlare della benzina (7,2% in più), dei taxi (+3,4%) e delle famigerate polizze auto, in costante ascesa. In media, su 38 prodotti o settori di spesa - passati al microscopio da Unioncamere-Indis - 19 (dalle patate agli alberghi) sono aumentati del 4,7%, mentre gli altri 19 (dal gas ai lubrificanti) sono calati dell'1,1%.

In questi 38 servizi e prodotti, è racchiusa la sentenza che tante famiglie italiane hanno già dato nei mesi scorsi; mesi passati nei mercati rionali e nei supermercati alla ricerca di prezzi che col passaggio all'euro si sono improvvisamente, e spesso senza alcuna giustificazione, gonfiati. Questo divario si chiama inflazione percepita, ovvero il peso che gli aumenti di alcuni prodotti hanno più di altri sui bilanci familiari. Una "sensazione" che nei primi cinque mesi di vita dell'euro, porta ad un tasso di inflazione che nella realtà di tutti i giorni è del 4%, quasi il doppio rispetto a quello ufficiale misurato dall'Istat (il 2,2% a giugno).

La diversità tra queste due cifre si spiega con l'arco temporale usato per il raffronto: l'istituto verifica i dati sui 12 mesi (il 2,2% è calcolato sui prezzi registrati a giugno 2001) mentre il 4% percepito è frutto di un'analisi sul "breve" termine dei 5 mesi, su prodotti essenziali per la vita di molte famiglie. Molti nuclei familiari non possono infatti tener conto (nella media dei prezzi in discesa) di servizi dei quali usufruiscono solo raramente, come i viaggi aerei. Ad esempio, il raffreddamento che emerge dalle rilevazioni ufficiali è dovuto alla repentina caduta del costo degli ortaggi, avvenuta nelle ultime settimane dopo un rialzo causato alle gelate invernali. Hanno poi ulteriormente contribuito alla discesa dell'inflazione sia il calo delle carni (bianche in particolare) registrato dopo l'esplosione di "mucca pazza", sia la performance positiva dell'euro.

Anche secondo gli esperti di Unioncamere-Indis, "proiettando alla seconda metà dell'anno gli aumenti dei prezzi che abbiamo sperimentato nella prima, otterremmo un valore d'inflazione non distante dal 4%. Infatti, scorrendo la graduatoria degli aumenti troviamo prodotti come ortaggi, frutta, pesce, benzine, lotto, lotterie, servizi bancari, consumazioni al bar. Nella stragrande maggioranza dei casi, prodotti a basso valore unitario acquistati in modo ricorrente. Ciascuno di noi conosce il prezzo di una tazzina di caffè, della giocata minima al lotto, di un litro di benzina e ne ricorda il prezzo di qualche mese fa se non addirittura di anni addietro". Secondo lo studio, "dovremmo abituarci a guardare con più attenzione le rilevazioni Istat che ci mostrano non solo i rincari più pronunciati, ma l'insieme delle variazioni". Come a dire, l'inflazione percepita dalla gente ha un suo fondamento così come lo hanno le analisi dell'Istat sul lungo periodo.

Da pochi giorni è scattato però un nuovo allarme prezzi che peserà fino a 200 euro a famiglia: da luglio salgono infatti gas, luce, Rc auto, canone Telecom, sigarette. Per questo e per i rincari da euro le associazioni dei consumatori Adoc, Codacons, Adusbef e Federconsumatori, hanno organizzato per oggi una giornata di "sciopero dei consumatori e degli acquisti" accompagnata da un sit-in alle 11 davanti alla sede dell'Istat. Le associazioni puntano l'indice sull'istituto cui chiedono "di adeguare le rilevazioni fornendo diversi panieri per le varie tipologie di famiglie e introducendo voci di spesa mancanti". Secondo Sandro Miano del Movimento Consumatori "la famiglia tipo spendeva dodici mesi fa 250mila lire la settimana, ma ora spende 200 euro. Come si può credere che il costo della vita sia aumentato solo del 2,2%?"

Fonte: La Repubblica

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05 luglio 2002

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