Per la lotta contro la desertificazione e la siccità

La VI^ conferenza della Convenzione dell'Onu da oggi a Cuba

26 agosto 2003
La VI^ conferenza della Convenzione dell'Onu per la lotta contro la desertificazione e la siccità si è aperta oggi all'Avana alla presenza di 1.300 delegati provenienti da 170 paesi.
Alla cerimonia di inaugurazione dei lavori ha assistito anche il presidente cubano Fidel Castro. Il segretario esecutivo della Convenzione, Hama Arba Diallo, ha rivolto un appello ai paesi ricchi invitandoli a investire di più per arginare il degrado. Diallo è originario del Burkina Faso, uno dei paesi africani maggiormente colpiti dalla piaga della siccità e della desertificazione.
La conferenza si concluderà il 5 settembre prossimo e a partire dal 1 settembre vedrà la partecipazione di capi di stato e di governo, soprattutto di Africa e Caraibi, oltre che una serie di incontri a livello ministeriale. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, oltre 250 milioni di persone nel mondo sono più direttamente colpite dagli effetti della desertificazione, fenomeno dovuto sia alla mano dell'uomo sia agli sconvolgimenti climatici.

L'Italia partecipa attivamente ai lavori della Conferenza delle Parti sia nel ruolo di donatore che come Paese affetto da desertificazione. Il nostro Paese è attualmente presidente del gruppo regionale che raccoglie i Paesi del Mediterraneo settentrionale (Grecia, Italia, Portogallo, Spagna, Turchia), quelli cioè dell'Annesso IV, e che rappresenta un ampio territorio colpito da fenomeni di desertificazione che la Convenzione attribuisce a fattori climatici prima di tutto, ma anche alla crisi dell'agricoltura e al conseguente abbandono delle terre, all'erosione idrica ed eolica, agli incendi boschivi, allo sfruttamento irrazionale delle risorse idriche soprattutto nelle fasce costiere per usi agricoli, industriali, urbani, turistici.

In Italia la desertificazione colpisce il 5% del territorio. Cinque regioni, 13 province, 16.500 chilometri quadrati di territorio. Le zone più colpite dai fenomeni sono soprattutto le isole, grandi e piccole, e le coste del Mezzogiorno d'Italia: la Sicilia e la Sardegna, le isole Pelagie (Lampedusa, Linosa e Lampione), Pantelleria, le Egadi, Ustica e parte delle coste di Puglia, Calabria e Basilicata. La regione dove è più elevato il rischio di terre "aride e desolate" è la Sicilia: 5 province Siracusa, Enna, Ragusa, Trapani e Agrigento, il 36,6% del suo territorio, presentano aree sensibili alla desertificazione. Seguono la Puglia con il 18,9% del territorio ed anche una zona non costiera, l'interno del Gargano e la Sardegna con il 10,8% della superficie. Proprio in quanto Paese colpito, oltre che donatore, l'Italia è stato il secondo tra i Quindici Stati dell'Europa a adottare nel 1999 il Piano Nazionale per la lotta alla Siccità e alla Desertificazione, predisposto dal Comitato Nazionale per la lotta alla siccità e alla desertificazione, istituito nel 1997. 

Esso stabilisce le politiche e le misure che verranno attuate da parte dello Stato, delle Regioni e delle Autorità di Bacino per combattere la desertificazione e la siccità in Italia. A questo fine è stato concepito, in modo da collegare nell'ambito di ogni singola regione italiana gli strumenti attuativi delle leggi di difesa e gestione del territorio, sia nazionali che regionali: la legge 183/89 che affida alle autorità di bacino la competenza per la programmazione territoriale, le varie leggi regionali in materia di territorio e ambiente, la legge152/99, che assegna alle regioni e alle autorità di bacino il compito di individuare le aree vulnerabili alla desertificazione, collegandole ai piani di sviluppo rurale in applicazione della normativa comunitaria.

Il Piano Nazionale indica i settori prioritari di intervento, delega alle regioni e alle autorità di bacino le competenze per l'identificazione delle zone vulnerabili e per la realizzazione delle opere, definisce i criteri per la formulazione dei programmi regionali.
Il budget italiano contro la desertificazione prevede investimenti per un totale di 3.625 milioni di euro. 142 milioni sono destinati a finanziare piani, programmi, studi e attività di monitoraggio, e oltre 38 sono già stati spesi. Mentre ammontano a 3485 milioni di euro le risorse indirizzate alla realizzazione di interventi e opere. Di questi oltre 779 sono già stati erogati.

 
Fonte: Ansa

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26 agosto 2003

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