Un ponte senza piloni

A Reggio Calabria e Messina due campeggi contro l'autostrada sullo Stretto

29 luglio 2003
Si è aperto ieri il doppio campeggio sullo Stretto di Messina, a Faro e a Cannitello, organizzato dai locali social forum. Una tendopoli sulla costa calabra e un'altra su quella siciliana.

Tutto ruota attorno al "No al Ponte sulle Stretto", che l'Iri vorrebbe costruire nel corso dei prossimi dieci anni.
La settimana scorsa si è svolto sulla costa siciliana un dibattito, organizzato dall'Associazione Orcinus Orca: in preparazione dei campeggi e centrato sui media e sul loro placido adattamento alla prospettiva del Ponte. Il luogo scelto era una spiaggia - quella stessa concessa dall'amministrazione per piantarvi le tende - a circa 13 km dal centro di Messina, nel punto più stretto dello Stretto, a pochi metri dal luogo prescelto per il costoso "monumento". Nel luogo, poco lontano dal Faro, con i laghi di Ganzirri subito di fianco, si alza già un altissimo traliccio di settanta, ottanta metri, forse più, dipinto in bianco e in rosso: la piccola Tour Eiffel di Faro.

Di fronte, sui contrafforti calabresi, alto sul mare, un altro pilastro, anch'esso colorato di bianco e di rosso. Due piloni inutili, ormai. Da qualche anno il cavo dell'elettricità ad altissima tensione che sostenevano è sottomarino. I calabresi continuano a pensare che sono essi a mandare l'elettricità dall'altra parte. I siciliani, è perfino inutile dirlo, sono convinti che sia tutto il contrario. I piloni, leggeri e decorativi, si vedono a molti km di distanza; anzi nelle foto ufficiali della società padrona dei luoghi, Stretto di Messina Spa i piloni spiccano altissimi e dominano il paesaggio.

I piloni alti e svettanti intorno ai quali si svolgerà il campeggio sono anche la testimonianza delle opere inutili. Oggi costa di più demolirli che tenerli su, con quel poco di manutenzione necessaria. Ogni tanto qualcuno si arrampica e da sopra chiede di essere ascoltato. Se mai i nuovi piloni dell'Iri fossero innalzati, grigi e incombenti, e poi il ponte rimanesse lì, incompleto, come altre decine di opere infinite nell'Italia degli affari, potrebbe essere una piattaforma per sport estremi, tuffi perfino, o volteggi, dato il vento, con il deltaplano.

Il traffico locale si svolge oggi con un ventaglio di traghetti: dall'aliscafo che porta all'aeroporto di Reggio, da Messina, in meno di mezz'ora, fino ai passaggi - da centro a centro - in venti minuti, gratuiti per i pedoni (linea Caronte) e al costo di un euro sui traghetti delle ferrovie dello stato.
Ci sarà anche qualcuno che ambisce di prendere la sua potente auto, fare un po' di km di coda per entrare in autostrada, saliscendere gli alti contrafforti del Ponte, volare dall'altra parte senza vedere niente per via delle paratie antivento, scendere, immettersi nell'autostrada per Messina -ammesso che sia stata costruita-, con ulteriore scempio nella zona dei laghi; e poi uscirne e ritrovarsi ancora in coda, lontano da Messina.
Una volta arrivato, trovato con empia fortuna un parcheggio, quel tale potrebbe guardare l'orologio e scoprire che è trascorsa un'ora, invece dei venti minuti del traghetto da un euro. In caso di difficoltà di parcheggio, a Messina potrebbe sempre prendere l'assai discusso tram che scorre vicino al lungomare ed è considerato la penultima opera inutile della città.

Qualche notizia sull’Iri (Istituto per la Ricostruzione Indostriale)
L'Iri, che era in liquidazione, si è fatta assorbire da una società controllata, Fintecna, che nessuna legge obbligava ad autoliquidarsi. L'Iri ha portato con sé il risultato delle ultime vendite di imprese del gruppo ai capitalisti privati. Dopo decenni di bilanci in passivo ripianati dalla fiscalità generale, quando potrebbe rendere qualcosa, l'Iri scompare per riapparire con un nome diverso e lo stesso comandante in capo, Pietro Ciucci.

L'Iri nella sua veste di Autostrade Spa ha disseminato l'Italia di ponti, viadotti, tunnel e autosoli. Attualmente la società Stretto di Messina Spa è Iri-Fintecna per il 53,6%, mentre gli altri azionisti sono: Calabria e Sicilia con il 12,9% ciascuna, Rfi (ferrovie statali) con il 12,9% anche loro e Anas spa con il 7,7%. E' già stato deciso un aumento di capitale di 2,5 miliardi di euro. Alla fine dell'aumento i soci rimarranno tre: Iri-Fintecna con il 70%, Anas e Rfi con il 15%. Le regioni saranno messe alla porta: il ponte sarà costruito a casa loro, ma loro non avranno voce in capitolo.

Siccome il Ponte costa, sia pure nei sogni, sei miliardi di euro, i restanti 3,5 saranno cercati sui mercati. Ma le banche non ci stanno e la copertura viene cercata presso la società pubblica Infrastrutture che dovrebbe, e sottolineiamo dovrebbe,  garantire con la Patrimonio nazionale Spa.

Fonte: Il manifesto

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29 luglio 2003

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