Nell'entroterra agrigentino per un tour fuori dalle cartoline

Un viaggio tra natura, cultura e sapori con lo sguardo rivolto ai Monti Sicani

26 luglio 2017
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Quanti sono gli aspetti, i volti, le ricchezze che fanno la Sicilia? Johann Wolfgang von Goethe raccontando il suo "Viaggio in Italia" sosteneva: "Senza conoscere la Sicilia, non ci si può fare un'idea dell'Italia. E' in Sicilia che si trova la chiave di tutto".
Una, cento, mille Sicilie allora: dalla preistorica all'ellenistica, dalla fenicia alla romana, dall'araba alla medievale, dalla barocca alla risogimentale. E ancora, la Sicilia dalle meravigliose spiagge, la Sicilia dell'Etna e quella delle campagne dai colori accecanti. E poi ancora la Sicilia della tradizione culinaria, millenaria e ineguaglibile, e quella del vino, preziosa e ricercata.
Qui vogliamo occuparci di una di queste tante Sicilie, che però non troveremo nelle cartoline e che ci dà anch'essa la misura delle infinite personalità di quest'isola: la Sicilia dei Monti Sicani...

Le tappe del nostro itinerario

TappaMonte Cammarata

Il territorio dei Monti Sicani, in buona parte costituito da una fascia altocollinare intervallata da vasti pianori, copre le province di Agrigento e Palermo. La zona montana vera e propria (oltre gli 800 metri) è caratterizzata da pareti rocciose a strapiombo, costituite da stratificazioni antichissime (in alcuni casi risalenti al Periodo Permiano - 250 milioni di anni). Abbastanza numerosi i rilievi oltre i 1000 metri (Rocca Busambra [1613 m] e Monte Cammarata  [1524 m] i monti più alti della catena), e i complessi altorocciosi che ai visitatori infondono la sensazione di trovarsi nelle zone più aspre e desolate dei Pirenei, piuttosto che in Sicilia. Soffermando l'attenzione nella parte agrigentina di questo territorio, altrettante "ambientazioni" di massimo interesse colpiranno i visitatori che vogliono andare oltre il conosciutissimo splendore storico-culturale della "Valle dei Templi".

TappaSan Giovanni Gemini

A San Giovanni Gemini, interessante centro ai piedi del Monte Gemini, le attività della comunità che vi abita si interseca con il territorio in mirabile maniera, e offrono un pregevole ospitalità, ottimi prodotti eno-gastronomici e una buona fruizione ambientale. Sorto nel 1451, il piccolo centro venne inizialmente chiamato San Giovanni di Cammarata. Solo un secolo dopo ebbe una propria autonomia che ne separò le sorti dalla vicina Cammarata. La storia ha donato a questo piccolo centro collinare tanti monumenti, alcuni di interesse architettonico e culturale veramente notevole. Tra questi la Chiesa Madre intitolta a San Giovanni (terminata nel XVII secolo) ed il cinquecentesco complesso formato dalla Chiesa e dal Convento intitolati alla Madonna del Carmine. Il paesaggio, dalla tipica morfologia d'alta collina, da' luogo a tutta una serie di situazioni ambientali che si riflettono nelle straordinarie tipicità gastronomiche dell'area (dai salumi ai formaggi, fino agli ottimi vini). Non meno importante è l'aspetto naturalistico, una cospicua parte del territorio comunale, infatti, rientra nell'area delle Riserve di Monte Cammarata e della Montagnola, nonché la sorgente dell'Acqua Fitusa che da origine a due polle d'acqua solfo-alcaline-jodurate che in passato sono state sfruttate a scopi termali.

TappaCammarata

Dista esattamente uno sguardo da San Giovanni Gemini il piccolo comune di Cammarata, alle pendici del monte omonimo. Il nome Cammarata deriva dal greco bizantino Kàmara che significa "stanza a volta". Il borgo ebbe origini arabe e nel 1087 venne assediato da normanni. Nel periodo del basso e dell'alto medioevo il paese fu possesso e residenza di diverse famiglie nobili feudali.
Nel settore monumentale particolare rilevanza hanno la Chiesa Madre che conserva una splendida statua della Madonna della Catena opera di Pietro D'Asaro e la Chiesa dell'Annunziata eretta nel XIV secolo. Interessante è pure la Chiesa di Santa Caterina che racchiude una insigne Croce d'oro, opera di un anonimo intagliatore siciliano del XVI secolo.

TappaSanto Stefano Quisquina

Altro piccolo comune dell'entroterra agrigentino è Santo Stefano Quisquina che sorge in una zona di montagna interna, posta a 732 metri sopra il livello del mare. Sito su un territorio ricco di sorgenti, il paese vanta una cospicua produzione agricola. Notevole è l'allevamento di bovini e ovini i cui prodotti si possono gustare nell'annuale "Sagra del Formaggio". Tipici sono gli oggetti dell'artigianato locale lavorati in legno, ferro e alluminio.
Sin dalle origini il nome fu Santo Stefano e l'appositivo "Quisquina" venne aggiunto per via della vicinanza con il monte omonimo. Il borgo fu fondato intorno al 1300 durante il regno di Federico II d'Aragona.
In perfetta solitudine è arroccato sul fianco Nord della serra Quisquina, in un bosco di querce, il "Santuario di Santa Rosalia", un eremo edificato nel 1760 sul sito della grotta ove secondo la tradizione, sarebbe vissuta Santa Rosalia nel XII secolo. Il complesso per la sua architettura, per la posizione che domina una valle agricola e per l'atmosfera incontaminata è certamente luogo di grande suggestione.

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