Sempre più persi nel blu di Favignana

I punti di immersione più belli della grande farfalla delle Egadi

14 luglio 2017
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Continua la nostra esplorazione dei fondali della splendida isola di Favignana, la grande farfalla dalle ali spiegate sulle azzurre acque del Mar Mediterraneo. Come abbiamo già detto, durante la precedente escursione (LEGGI), insieme alle più piccole Marettimo e Levanzo e agli isolotti Maraone, Formica, Galera e Galeotta e Il Faraglione, Favignana fa parte dell'arcipelago delle Isole Egadi ed è situata proprio di fronte alle isole dello Stagnone e all'aeroporto di Trapani Birgi. Si può raggiungere, in circa un'ora di navigazione, via nave, e in mezz'ora, via aliscafo.

L'isola ha una costa molto varia che corre per circa 33 chilometri e che è un continuo alternarsi di rocce alte e basse con sabbia fine, di colore bianco e rosa, dalle quali ci si può tuffare in un mare trasparente e ricco di aragoste, polpi, molte varietà di "pesce bianco" come la ricciola, la salpa, il sarago, lo scorfano, il "pesce azzurro" come il 'cicireddu' e la sarda. Un paradiso naturale insomma, che possiede tutta una serie di calette nelle quali si può godere un mare incontaminato e un panorama mozzafiato, a cominciare dalla Cala Rossa, uno dei simboli dell'isola con il suo mare di colore turchese, in contrasto con le bianchissime pareti dei fondali, la Cala Azzurra con i suoi fondali bianchi, il Bue marino, un tempo rifugio della foca monaca.
Questa settimana vi proponiamo altri quattro punti di immersione molto interessanti che vi porteranno a conoscere meglio i fondali dell'isola.

Le tappe del nostro itinerario

TappaManuzza

Manuzza (Profondità min max 19-34 metri - Corrente debole - Difficoltà impegnativa) - La secca prende il nome dalla sua caratteristica forma che ricorda le nocche di un pugno chiuso. In realtà si tratta di uno dei cosiddetti 'Pali' che caratterizzano i fondali a sud dell'isola. Il cappello della secca si trova a circa 19 metri di profondità ed è ricoperto da alghe e soprattutto da distese di posidonia oceanica, sotto le quali si mimetizzano lo spirografo Sabella pavonina, i colorati tunicati Aplidium conicum e A. elegans e alcuni ricci.
Tra la posidonia nuotano indisturbate diverse specie di pesci come il sarago maggiore, il tordo ocellato e il tordo fasciato. Spostiamoci sul lato nord della secca, lungo la parete che scende verticale, colonizzata da grandi e fitte colonie di gorgonia gialla e bianca che, man mano che aumenta la profondità, lasciano il posto alla gorgonia rossa. Qui, ogni fessura e anfratto si colora del giallo della madrepora, dell’arancione delle spugne e del briozoo Hornera frondiculata, del rosso del falso corallo Myriapora truncata, del verde delle alghe e del nero del riccio. Gli anfratti costituiscono un ottimo rifugio per la cernia bruna e l'aragosta mentre, tra le gorgonie, nuotano re di triglie e castagnole rosse. Scendiamo ancora sino a 34 metri di profondità dove il nostro sguardo è colpito dalla presenza di massi colorati dalle alghe rosse, sui quali fanno bella mostra le gorgonie bianche, la spugna a candelabro e i ciuffi verdi di Caulerpa taxifolia.

TappaGaleotta, Secca del Trigone e Palo degli spirografi

Galeotta (Profondità min max - 3/30 metri; Corrente debole; Difficoltà facile) - Si tratta di un'immersione piuttosto semplice perchè è effettuata su un isolotto sommerso che scende gradualmente da tre a 30 metri e ben si presta, a tutti i livelli, di snorkeling e immersione. Fin dai primi metri hanno colonizzato i fondali praterie di posidonia oceanica che ricoprono la roccia insieme alle spugne. Qua e là si possono ammirare stelle marine, polpi, murene e gronchi mentre rivolgendo lo sguardo verso la superficie si può vedere il barracuda e il dentice. Scendiamo fino agli 8 metri, nuotando a nord, dove si trova una roccia molto suggestiva che l'azione marina ha modellato a forma di fungo e che ospita, colonie arancioni di madrepora, incrostazioni di spugna azzurra e ramificazioni di briozoo rosso. Scendendo ancora, tra i 15 e i 20 metri, nelle fessure hanno trovato il loro habitat grossi esemplari di spugna 'orecchio d'elefante', l'astice, l'aragosta e la magnosa. Sulla parete verticale la fanno da padrone la gorgonia gialla e le spugne, mentre sui fondali, tra la gorgonia bianca e tappeti di alghe, nuotano il sarago fasciato e il sarago maggiore.

Secca del Trigone (Nonna Venus) (Profondità min-max 19-32 metri; Corrente debole; Difficoltà impegnativa) - Ancora una volta ci troviamo a nuotare su una secca con ripide pareti verticali ricche di cavità che scendono verso i fondali. Il cappello della secca si trova a circa 19 metri di profondità ed è interamente ricoperto da prateria di posidonia oceanica e di altre alghe. Scendiamo ancora sino a 23 metri, in direzione sud, dove il panorama si arricchisce di alghe, ciuffi colorati di Sabella pavonina e gorgonia bianca e attorno a noi nuotano, placidi, il tordo Labrus merula e la donzella. Sulla parete verticale spiccano splendidi ventagli di gorgonia rossa e gialla che ospitano la rara ofiura Astrospartus mediterraneus o stella Gorgone. Accanto a questi la margherita di mare, spugne e diverse concrezioni algali. Le profonde spaccature che incidono la pareti sono tappezzate da bellissimi tunicati e da numerose spugne, e sono abitate dalla cernia bruna e dal riccio, mentre banchi di castagnole rosse e marroni popolano gli ambienti meno illuminati. Tra i pesci di passo si possono anche osservare delle palamite. Raggiungiamo i piedi della parete rocciosa, a 32 metri, dove possiamo ammirare uno splendido panorama variopinto per la presenza di grosse gorgonie rosse e bianche, chiazze colorate di spugne e alghe incrostanti e la stella Hacelia attenuata.

Palo degli spirografi (Profondità min-max 15/32 metri; Corrente debole; Difficoltà Media/impegnativa) - E’ una splendida secca di piccole dimensione che ha il cappello ad una profondità di 15 metri e, proprio per questo, in presenza di corrente o mare mosso la discesa può creare difficoltà. Si tratta di uno dei rilievi rocciosi caratteristici dei fondali meridionali dell’Isola di Favignana e, come si intuisce dal nome, la caratteristica principale della secca è la presenza di un numero elevato di enormi spirografi. Immergiamoci e scendiamo sino alla sommità della secca dove ci attende una ondeggiante prateria di posidonia oceanica, mista ad un ricco strato di alghe e gorgonie bianche, sulle quali nuotano a banchi le perchie, di sarago fasciato e di colorati nudibranchi. Continuiamo a scendere fino a 20 metri, lungo il lato sud della secca, le cui pareti verticali, ricche di anfratti, cadono a picco verso il fondale.

Le pareti sono state colonizzate da grossi e fitti ventagli di gorgonie rosse e gialle, sulle quali spiccano briozoi e tunicati. Lo strato sottostante è un trionfo di colore, con alghe verdi brillanti che incrostano la roccia insieme a larghe chiazze di spugne rosa-arancione. Nei piccoli anfratti si rifugiano aragoste, ricci dai lunghi aculei e l’alcionaceo Alcyonium acaule rosso con polpi bianchi. Tra 28 e 30 metri di profondità, cavità in ombra ospitano briozoi dalla forma ramificata o a coppa, spugne gialle, esemplari di ascidia fiore. Nuotano, tra la vegetazione, il timido scorfano rosso e sciami di re di triglie e di castagnole marroni e rosse. Raggiungiamo il fondale, a ciirca 32 metri, dove spiccano grandi massi franati colorati dai rami a candelabro della spugna gialla e gorgonie bianche e rosse.

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